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Insects

Five out of six animals are Insects These organisms represent the most successful group  on our planet and have colonized the most part of lands. They have positive and negative relationships with Man and may directly and indirectly influence his health, alimentation, economy and habits. Insects and their products are the working field of our company.

— NEWS —

Articolo da Il Sole 24 Ore del 19/09/2016

A Firenze vaccini al veleno d’api contro lo choc anafilattico

di Daniele Pugliese

 

È italiana l’unica azienda europea che fornisce il veleno di api e vespe “nostrali” indispensabile per preparare i vaccini con cui viene trattato chi ha avuto una reazione allergica alla puntura di questi insetti appartenenti all’ordine degli imenotteri: si chiama Entomon (www.entomon.it), esiste dal 2002, si trova a Firenze, occupa 5 persone fra soci, dipendenti e collaboratori, ha un fatturato che si aggira sui 200 mila euro all’anno.

Si stima, in base a studi epidemiologici, che il 3% degli adulti e l’1% dei bambini siano esposti a reazioni allergiche provocate da questi animali, i quali, a differenza delle zanzare che pungono per nutrirsi, lo fanno solo per rendere inoffensivo, e non uccidere, chi li minaccia o aggredisce la colonia – il vespaio o l’alveare – dove vivono, alimentandosi di nettare, polline o altri insetti.

Ma quel loro metodo di dissuasione, mirato a procurare un dolore al presunto aggressore in modo che non ci riprovi, può, in chi ha un sistema immunitario così predisposto, quasi 2 milioni di italiani, innescare orticarie, edemi, difficoltà respiratorie, dolori viscerali, abbassamento della pressione arteriosa fino alla perdita di conoscenza e, addirittura, rarissimamente, la morte per choc anafilattico.

Fortunatamente il rischio di eventi fatali è molto basso, secondo l’Istat lo 0,19% dei casi all’anno di persone che sono state male a causa della puntura di un imenottero, ma nel 50-60% dei casi gravi ma non letali la pericolosa sintomatologia allergica può manifestarsi nuovamente in seguito.

In molti ospedali, come quello di Torregalli a Firenze, esistono centri specializzati nel trattamento di questi pazienti al di là dell’immediata iniezione di adrenalina con cui il medico del 118 o del pronto soccorso impedisce lo choc anafilattico.
Le reazioni generalizzate possono iniziare dopo pochi minuti, per cui il paziente deve essere istruito a trattare queste reazioni, in attesa del controllo medico; al paziente viene prescritto un auto-iniettore di adrenalina da portare sempre con sé.

Ma nei centri specializzati come quello fiorentino il primo passo è quello della diagnosi del tipo di allergia, che deriva dal racconto fatto dal paziente sulle proprie reazioni, sull’insetto che l’ha punto, sul luogo dove è avvenuto il fatto, proprio per stabilire con precisione quale veleno gli sia stato iniettato. Si fanno poi le prove allergologiche sulla cute, più sensibili, veloci e convenienti di quelle sul sangue; di recente oltre alle prove allergologiche, viene effettuata anche la ricerca della triptasi, che consente di comprendere se il paziente è a maggior rischio in futuro.

In questi casi lo si vaccina preferibilmente con il veleno specifico per quella reazione allergica, ed è proprio la Entomon di Firenze la “cacciatrice” di questi insetti, per poi estrarre dalle loro sacche venefiche la proteina allergenica.

Le loro competenze biologiche e naturaliste consentono di sapere dove andare a cercare i vespai, per lo più vicino a case coloniche attorniate da animali perché questo è l’habitat migliore per la vita di questi insetti. Anziché sterminarle come può fare un disinfestatore irrorandole di prodotti chimici, gli esperti di Entomon, proteggendosi accuratamente, prelevano l’intera colonia, animali e nido compreso, lo congelano subito, lo portano in laboratorio e, estratto il pungiglione uno ad uno, stando al microscopio e con strumenti da micro-chirurgo, prelevano il prezioso e fondamentale veleno. Per poi venderlo ad alcune delle 5-6 aziende produttrici di vaccini per veleno di imenotteri, che esistono in Europa, una delle quali, l’unica in Italia, è la Anallergo sempre di Firenze.

Ma la Entomon, è l’unica in Europa a farlo su animali “autoctoni”, delle specie Polistes dominulus, Vespula germanica/vulgaris e Vespa crabro, secondo la classificazione introdotta da Linneo, ed è anche l’unica che fornisce un prodotto non derivato da specie di insetti presenti in altre parti del mondo ma qui inesistenti, dai quali si può comunque preparare l’antidoto, ma non specificamente efficace come quello, per così dire, raccolto a chilometro zero.

Non solo: l’azienda fiorentina estrae il veleno – circa 5 mila milligrammi liofilizzati all’anno “succhiati” da più di 100 mila insetti residenti in quasi 3 mila nidi, oltre a quelli delle api appositamente coltivate in proprio a questo scopo – in forma pura, senza spremere la sacca, come un vino che deriva solo dal succo d’uva e non anche dalle vinacce.

Prima di “imbottigliarlo” nelle provette che saranno vendute alle industrie farmaceutiche, il veleno viene sottoposto a una complessa serie di analisi per garantirne la purezza, l’efficacia, la reale potenzialità e soprattutto il fatto che non sia inquinato da pesticidi, cosa che viene preventivamente appurata anche prima dell’asportazione del vespaio.

Un lavoro insomma che per la medicina è indispensabile, farà forse adirare qualche animalista, ma certo dovrebbe essere apprezzato da un ambientalista, perché anziché irrorare di gas o liquidi mortali tegole, grondaie, sottotetti e quanto vi sta d’intorno, si limita ad asportare la colonia laddove essa rappresenta comunque un pericolo, o quanto meno un fastidio, per l’uomo.

Alla Entomon hanno ovviamente una sorta di mappa dei luoghi migliori per la raccolta, un po’ come i cercatori di funghi sanno dove si trovano porcini e finferli, o gli appassionati di marmellata more e fichi. Mettono poi avvisi invitando chi ha la casa infestata da quegli imenotteri a segnalare loro la presenza del nido che viene asportato gratuitamente. Talvolta cooperano con i disinfestatori lasciando a loro il compenso per la prestazione e riservandosi di prelevare il prodotto purché non sia stato precedentemente inquinato chimicamente. E sanno quali sono i periodi migliori dell’anno e le ore migliori della giornata in cui fare il loro “safari”.

Da questa caccia grossa e da tutto quello che ne consegue, il veleno arriva negli ospedali italiani dove viene utilizzato per la diagnostica e per vaccinare i pazienti: la sola task force dell’Azienda sanitaria Toscana centro accoglie in media 6 pazienti allergici ogni settimana vaccinando ogni mese per 5 anni ad intervalli di 4-6 settimane l’una dall’altra, più di 600 persone; il vaccino consiste nel somministrare dosi crescenti di veleno e poi continuare con dosi stabili di veleno, evitando loro ricadute e la ricomparsa dei sintomi allergici, con un sensibile miglioramento della propria qualità della vita e scongiurando il pericolo, per quanto raro, di morte.

La vaccinazione o l’immunoterapia specifica che consente di mitridatizzarsi contro vespe e api, in questi pazienti allergici è in grado di prevenire l’anafilassi in oltre il 90% e le reazioni mortali nel 100% dei pazienti trattati. In Toscana questa vaccinazione è gratuita.

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Punture di api e calabroni:

20 morti all’anno, ecco i consigli per cavarsela

Al via la campagna informativa patrocinata da FederAsma e Allergie Onlus.
Tutti i consigli da seguire per non essere punti e per aiutare chi è sotto choc

FRIULI – Udine partecipa alla 1° edizione della campagna d’informazione “Punto nel Vivo”, per conoscere caratteristiche e terapie delle reazioni allergiche da punture di imenotteri, “ordine” che comprende oltre 100mila specie d’insetti, tra cui api, vespe calabroni. L’iniziativa è promossa dai 25 esperti che fanno riferimento ai principali Centri allergologici specializzati nella diagnosi e terapia dell’allergia al veleno di imenotteri, patrocinata da FederAsma e Allergie Onlus/Federazione Italiana. Grazie alla questa campagna, i pazienti potranno trovare materiale informativo nel Pronto soccorso di Udine.

«Sono oltre 5 milioni gli italiani che ogni anno vengono punti – spiega Federico Reccardini, specialista allergologo presso la Soc Pneumologia e fisiopatologia respiratoria dell’ospedale di Udine – ma si stima che l’allergia al veleno di imenotteri possa provocare reazioni locali estese (dal 2,4% al 26%) o reazioni sistemiche più o meno gravi (dall’1% al 8,9%) di tipo respiratorio e cardiocircolatorio che si possono complicare fino alla morte: circa 10-20 i decessi all’anno accertati in Italia. Il primo fattore di rischio è l’esposizione a questi insetti: più vulnerabili apicoltori, giardinieri, agricoltori, chi svolge attività all’aria aperta, in campagna o nei boschi. Sono in assoluto più a rischio anziani e cardiopatici. Tutte le reazioni allergiche più gravi che arrivano al Pronto soccorso sono causate per il 34% da veleno di imenotteri».

Le regole da seguire
1. Se dopo una puntura si rileva un gonfiore di pochi centimetri che sparisce nell’arco di poche ore è una reazione normale al veleno; se invece il gonfiore supera i 10 cm di diametro, come il palmo della mano, e dura per oltre 24 ore, è consigliabile rivolgersi a un allergologo.
2. Togliere il pungiglione nel più breve tempo possibile per ridurre la dose di veleno iniettata, aiutandosi con una punta smussa (anche l’unghia) con un movimento dal basso verso l’alto; non vanno usate pinzette; estratto il pungiglione, applicare ghiaccio.
3. I fattori che aumentano l’aggressività di api, vespe e calabroni sono: odori intesi (profumi), colori scuri dei vestiti, movimenti bruschi o rumori secchi quando ci ronzano intorno. I giorni ventosi ci mettono più facilmente a contatto con gli imenotteri perché vengono abbassati i loro “corridoi di volo”.
4. In caso di reazione anafilattica mantenete la calma e allertate immediatamente il 118. Se avete con voi l’adrenalina auto iniettabile utilizzatela seguendo le prescrizioni del medico.
5. Anche chi si sta sottoponendo all’immunoterapia specifica per veleno di imenotteri dovrebbe portare con sé l’adrenalina auto iniettabile almeno fino alla prima puntura di imenottero, per essere certi della protezione clinica da parte dell’immunoterapia.
6. È importante che anche i parenti più prossimi di un allergico siano in grado di somministrare al proprio caro l’adrenalina auto iniettabile in caso di shock anafilattico. Il secondo è la cura per queste allergie.

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Martedì 6 Ottobre 2015, 13:42 – Ultimo aggiornamento: 13:45

Un nuovo invasore: Vespa velutina

Possibili danni al settore agricolo-apistico nel Ponente, il caso della

IMPERIA – Nel corso del Consiglio regionale andato in scena nelle scorse ore Alessandro Piana, capogruppo della Lega Nord, ha illustrato un’interrogazione relativa  alla vespa velutina, comunemente detta calabrone asiatico, arrivata nel 2012 anche in Italia.  A fine 2013 la presenza del calabrone asiatico era stata accertata con sicurezza in Liguria, soprattutto nella provincia di Imperia, e in Piemonte, nella parte meridionale della provincia di Cuneo.

La vespa è un attivo predatore di api operaie che cattura in volo, ma può anche entrare negli alveari più deboli. L’attività di predazione  crea disturbo alle api che riducono la loro attività, con la conseguenza di una drastica riduzione nella produzione di miele, nonché nell’accumulo delle scorte invernali. Tutto ciò può provocare  anche la morte di intere famiglie di api.

Piana ha chiesto, quindi, alla giunta quali misure siano state e saranno poste in essere al fine di fronteggiare in modo deciso il fenomeno, causa di ingenti danni nell’ambito agricolo – apistico  e nei confronti delle popolazioni interessate.

Per la giunta ha risposto l’assessore all’agricoltura, Stefano Mai il quale non ha nascosto la sua preoccupazione per la presenza di questo calabrone che, soprattutto nella vicina  Francia, ha già provocato pesanti danni –  in alcune zone addirittura la fine dell’attività agricola. “La vespa velutina ha una grande capacità di spostarsi, utilizzando anche i mezzi di trasporto nei quali riesce ad annidarsi”, ha detto, rimarcando che al momento l’insetto si è manifestato con certezza nella parte ovest della provincia di Imperia.

Mai ha sottolineato che l’azione della Regione si organizza in due differenti filoni: comunicazione, informazione e formazione e monitoraggio e lotta al predatore. Per quanto riguarda l’informazione sono stati realizzati appositi corsi, seminari operativi rivolti ad apicoltori, tecnici ed a volontari e sono stati predisposti manifesti destinati alla popolazione.

Mai ha poi ricordato che nel luglio scorso in una nota al MIpaaf ha richiesto l’utilizzo di un prodotto biocida specifico  la permetrina. Per quanto riguarda il monitoraggio e la lotta all’insetto, la Regione ha finanziato l’acquisto di tute protettive per gli operatori che si occupano di distruzione dei nidi e di circa 4mila trappole che sono state distribuite agli apicoltori liguri. Inoltre, con il bando di finanziamento per l’apicoltura 2015/2016  verrà attivata la misura B2 del piano regionale di interventi in apicoltura, tramite la quale vengono finanziati gli interventi in campo dei tecnici apistici per la distruzione dei nidi. Mai non ha escluso in futuro l’utilizzo di droni e, addirittura, il controllo sulla A10.

I Toscani e gli insetti a tavola

Fino a qualche giorno fa avevano vita difficile, perlomeno in Europa e di certo in Italia. Nella peggiore delle ipotesi a ragni, grilli e cavallette toccava un triste destino; quello di accompagnarsi alla suola di una ciabatta a contrasto col muro o a una spruzzata di ddt. Nella terra della dieta mediterranea e della pizza Margherita il loro accostamento su un piatto – tra crema di ricotta, bacche dolci e cioccolatini – poteva essere solo una sciagurata svista in cucina.

Il passato è d’obbligo perché con lo sdoganamento dei “novel food” da parte dell’Unione Europea per alghe, insetti e semi di chia, si aprono le pagine dei menù italiani. Il via libera è arrivato a poche ore di distanza dalla ricerca dell’Oms che ha inserito salsicce, pancetta e wurstel nella lista dei cibi cancerogeni; secondo gli studiosi sono dannosi al pari di una sigaretta o di una tettoia d’amianto e vanno consumati col contagocce.

Lo studio. Se per le carni lavorate c’è stata una sollevazione di scudi con interventi di politici, produttori, associazioni e amanti delle grigliate che va ancora avanti oggi, per i “novel food” il problema sarebbe solo culturale e sotto sotto una parte di toscani sarebbe già pronta a tradire la propria gastronomia regionale con un assaggino veloce. A rivelarlo è un’indagine di Coldiretti che spiega come “almeno 300 mila toscani, l’8 per cento della popolazione, assaggerebbero gli insetti mentre il 7 per cento si farebbe tentare dai ragni fritti”. E visto che ci siamo “ben il 19 per cento non esiterebbe a mettere nel piatto la carne di coccodrillo”. L’analisi è stata condotta da Coldiretti/Iprmarketing e i dati sono stati divulgati in concomitanza con l’approvazione della nuova lista dei “novel food” da parte dell’Unione Europea.

La degustazione. Per il momento in Toscana, e in tutta Italia, i grilli saltano liberi nei campi perché non esiste ancora una legge che consenta l’allevamento, la trasformazione e la somministrazione di cibi e mangimi a base di insetti. Però, il volo in padella potrebbe arrivare a breve se consideriamo che proprio i grilli si trovano già sugli scaffali dei supermercati di Belgio, Olanda, Danimarca e Gran Bretagna. E dal Belgio arrivavano quelli che sono stati assaggiati all’Expo nel corso della prima degustazione autorizzata dal Ministero della Salute.

Una nuova sfida. Ad assemblarli tra tartine con crema di ricotta e bacche dolci, è stato lo chef partenopeo Marco Ambrosino, l’unico ad aver avuto la possibilità di presentare un piatto in Italia a base di insetti. «Tecnicamente i grilli non sono stati cucinati ma assemblati in abbinamento con bacche di gelso e una ricotta montata con l’olio extravergine d’oliva – spiega – le reazioni? All’inizio c’era un po’ di diffidenza perché le persone erano consapevoli del fatto che stavano assaggiando un insetto essiccato poi però i piatti sono andati a ruba e qualcuno ha pure fatto il bis. Dal punto di vista professionale è stata una grandissima esperienza: da cuoco sapevo di addentrarmi in un terreno inesplorato. È stato come avere in mano un pomodoro nel 1492».

Le impressioni dello chef.

Ma qual è il sapore di un grillo essiccato in Belgio?

«Da chef ho dovuto assaggiarli. Sono croccanti, friabili e hanno una buona salinità, si avvicinano al gusto del pinolo essiccato. Ecco, li ho apprezzati nello stesso modo in cui posso apprezzare un pinolo un po’ più grande. E poi non mi faccio troppi problemi perché nella mia carriera credo di aver assaggiato anche le zolle di terra».

Altro discorso sarebbe l’inserire gli insetti nel menù di un ristorante italiano…

«Gli chef hanno dei doveri commerciali. Ci sono città dove è difficile presentare il coniglio arrosto figuriamoci i grilli – spiega Ambrosino – ma in occasioni dimostrative, come l’Expo, abbiamo il dovere anche morale

di promuovere la nostra creatività cimentandoci con ingredienti inesplorati».