Apis

Apis2017-03-28T17:01:23+00:00
Apis mellifera su fiore

Bottinatrice di Apis mellifera su fiore

Le api sono senz’altro gli insetti sociali più conosciuti. Fin dalla preistoria l’uomo ha imparato ad utilizzare i loro prodotti ed è per questo che esse sono anche tra gli insetti più studiati. Apis mellifera è la specie che viene universalmente utilizzata per l’apicoltura anche se altre specie del genere Apis possono essere sfruttate dall’uomo (Nei Paesi del Sud Est Asiatico, zona di origine di questo genere, sono infatti comuni anche Apis florea (l’ape nana), Apis cerana e Apis dorsata (l’ape gigante). Le razze di Apis mellifera che si ritrovano nel nostro paese, comunemente utilizzate nelle pratiche apistiche, hanno indole piuttosto mite, non così può dirsi per le “api africanizzate”, adesso comuni in America Latina e nel sud degli Stati Uniti. Com’è noto queste api sono il frutto di incroci tra sottospecie africane e sottospecie americane ed hanno la brutta fama di essere estremamente aggressive.

Le api sono insetti utili all’uomo ed indispensabili per l’impollinazione di alcune piante; la loro diffusione sul territorio è perciò molto ampia. Alcune caratteristiche delle loro società le rendono capaci di adattarsi a climi abbastanza diversi tanto in pianura che in montagna. Sebbene l’uomo sia in grado di regolare la loro nidificazione costringendole a nidificare nei suoi alveari, è facile ritrovare colonie “selvatiche” installate in luoghi protetti quali alberi cavi, vecchie costruzioni ecc. Il nido dell’ape è formato da favi costituiti da migliaia di cellette costruite con la cera, una secrezione prodotta da ghiandole gastrali delle operaie. Un nido può essere composto da vari favi verticali posti uno accanto all’altro con l’asse delle cellette mantenuta quasi orizzontale. Nelle cellette vengono allevate, con miele e polline, le larve di operaie e di maschi sviluppatesi da uova deposte dalla regina. Le larve delle regine vengono invece allevate in speciali celle disposte al margine dei favi. L’allevamento delle regine inizia quando la colonia comincia a superare un certo numero di individui. A questo punto la vecchia regina lascia il nido con una parte delle operaie e lo sciame così formato va a fondare una nuova colonia. Una sola delle nuove regine sopravvive e, dopo essersi accoppiata in un volo nuziale, torna al nido dove inizia a deporre le uova. In inverno la colonia subisce una riduzione di individui e sopravvive utilizzando le riserve zuccherine accumulate durante la buona stagione; ai primi tepori della primavera le operaie sono pronte al foraggiamento e la vita attiva della colonia ricomincia. La difesa della colonia è essenziale per tutti gli insetti sociali, i membri di una società devono difendere non solo se stessi ma anche la prole immatura, le riserve alimentari e lo spazio vitale costituito dal nido. La vita del singolo è messa al servizio della comunità e questo spiega i comportamenti assai aggressivi presentati da questi insetti quando la loro colonia risulta minacciata. Anche le api sono in grado di usare egregiamente il loro pungiglione per la difesa della colonia; alcune caratteristiche dell’aculeo, molto seghettato rispetto a quello delle nostre vespe, fanno sì che questo rimanga spesso infisso nella pelle del nemico dove continua a riversare il veleno pompato dal serbatoio delle ghiandole che lo producono. Le api guardiane sono quegli individui che stazionano all’entrata dell’alveare a difesa dell’entrata del nido. Esse sono particolarmente aggressive in periodi di scarso raccolto quando sono probabili le incursioni di api estranee alla ricerca di scorte alimentari. Secondo alcuni autori si individuano varie zone attorno ad un alveare caratterizzate dalla maggiore o minor possibilità di essere attaccati. Il perimetro difensivo costituisce la zona dove più facilmente si possono registrare attacchi e si estende al massimo per un raggio di una dozzina di metri attorno all’arnia. I corridoi aerei che si dipartono dal nido vengono invece detti piste; costanti nel tempo, questi corridoi si situano ad un’altezza di 5-10 metri da terra con una larghezza di 2-4 metri vicino al nido, ma possono abbassarsi in condizioni di brutto tempo. In queste piste possono essere comuni attacchi da parte delle api anche a distanza considerevole dal nido. Nelle zone in cui le api si recano a bottinare, le cosiddette aree di raccolta, i fenomeni di aggressività nei confronti dell’uomo sono di bassa intensità. Vicino al nido, comunque, i fenomeni di aggressività sono raramente isolati in quanto sostanze chimiche (feromoni) che si sprigionano dal pungiglione della prima ape che punge sono in grado di richiamare e guidare sull’obiettivo altre api.

Telaio di covata

Telaio di covata estratto da un’arnia di Apis mellifera